Una passeggiata nel borgo medievale

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Se siete in macchina potete salire su in paese, oltrepassare la porta da cui si accede al borgo, girare a destra e parcheggiare nella piazzetta adiacente alle mura al centro della quale si erge un monumento in onore dei caduti dell’ultima guerra. 

Le mura che collegano le diverse torri del borgo, in parte sono facilmente riconoscibili e in parte sono confuse con le case che ad esse si sono sostituite o le hanno inglobate. Il perimetro difensivo è però pienamente visibile e imponente. 
In fondo alla piazzetta, una viuzza vi porta lungo le viscere di questo borgo che è perfettamente conservato e curato. Le stradine sono tutte rivestite di un acciottolato in sampietrini grigi. Alcuni di questi, al centro, bianchi formano un disegno leggero che accompagna il visitatore.
Le case alte e imponenti con i portoni dagli archi in pietra lasciano presumere che all’interno ci siano ambienti ampi e soffitti alti da cui si può rimirare la valle sottostante. 

Camminando lungo le stradine si incontrano gli abitanti del borgo che ti vengono incontro e ti salutano con un sorriso. Si capisce che qui c’è una antica cultura dell’ospitalità, quando lungo queste stradine c’erano i sedili in pietra e le donne e gli anziani si sedevano per conservare guardando i bimbi giocare. 

Dopo un primo tratto di strada, sulla destra si scorge uno slargo. È una piazzetta, anch’essa ristrutturata e con un parapetto a forma di mezza luna da cui affacciandosi si può ammirare tutta la valle del Sacco sottostante e vedere le punte delle montagne dei Lepini di fronte, che quando nevica, si tingono di bianco. La vista è di quelle mozzafiato, soprattutto la mattina quando qualche nuvola leggera e bianca si libra nell’aria e rende il paesaggio ancora più attraente e fantastico.

Lasciando la piazzetta e proseguendo la passeggiata, la strada scende e oltrepassata la chiesa sulla destra si arriva fino all’uscita del borgo dove si viene raccolti dalla strada che fa da circonvallazione al borgo sul versante sud.

Ci si affaccia al parapetto in ferro che delimita la strada e si ammira nuovamente la valle, ma l’occhio questa volta spazia anche sulla destra dove si intravedono i comuni limitrofi che fanno da sentinella ai vigneti del Cesanese che sono distesi bellamente dalla pianura fino a lambire i borghi. Piglio che da il nome al vino D.O.C. è nascosto dietro la collina e non si vede, ma guardando con maggiore attenzione si scorge la pista ciclabile che viene da lì e passa sotto il paese e fa sosta alla vecchia stazione ferroviaria, ora trasformata in una sede provinciale per l’Ambiente.

Più a destra ancora, sulla collina di fronte si  scorge il cimitero del paese e viene subito da pensare che certamente i morti hanno la fortuna di riposare in un posto veramente tranquillo di fronte ad una valle meravigliosa. 

Se ci si riesce a distaccare da questo incanto e si prende la strada grande della circonvallazione si ritorna al punto di partenza avendo sulla sinistra le mura del borgo che ogni tanto lasciano spazio ai campanili delle chiese e alle torri difensive. 

Di fronte si ha la vista dei Monti Ernici che indicano che verso di loro c’è la strada per Fiuggi, ad appena sei chilometri di distanza.